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In Irlanda due anni e mezzo dopo

In Irlanda due anni e mezzo dopo: breve guida alla partenza tra una valigia da fare e tante cose da ricordare. O come scacciare le emozioni che mi accompagneranno in queste ore

Aiuto, non la so più fare!

Guardo la valigia rossa: ha ancora attaccata la tacca di Aerlingus dell’agosto 2019, quando, dopo 4 settimane pretendevo di far salire a bordo con me una tote bag e uno zaino da 30 litri oltre alla suddetta. All’imbarco ho alzato le mani e mi sono arresa all’evidenza. Prima o poi sarebbe successo. E’ ancora lì, è un monito. La valigia non la faccio da due anni e mezzo e non mi ricordo più come si fa una valigia perfetta per un viaggio. Non ho neanche l’ansia della valigia perfetta, come quando andavo e venivo, non ci sono liste delle cose da non dimenticare sul mio tavolo.

Partenze fallite

I biglietti sparsi riguardano il ritorno: “Ricordati di andare a vedere quella scuola”. “Vai a ritirare il pacchetto”. Manco da due anni e mezzo dall’Irlanda e non ho più emozioni: è come se, soprattutto nell’ultimo anno mi fossi abituata all’idea di non partire. Soprattutto dopo la grande, immensa delusione di fine novembre, quando ero pronta a fare l’impresa in un fine settimana con tanto di concerto dei BellX1. Ed è scoppiata la variante Omicron. Sono pure mesi che non scrivo per Zuppairlandese. Annichilita da un anno di vicendefamiliariconcorsinonpassatistudiomattoedisperatissimo. Ma dove ci eravamo lasciati, Irlanda?

L’ultima volta

Ci eravamo lasciati qui con uno speciale per le elezioni generali 2020 con l’exploit di Sinn Féin. Nel caricarlo, riguardo questo video, la faccia stanca, i capelli schiacchiati dal berretto, la sciarpa attorno al collo, il freddo, io che mi sono persa per raggiungere l’RDS a piedi in mezzo a pioggia, vento e freddo penso a quante cose cose non sapevo ancora che sarebbero successe. Non solo brutte eh? Nel frattempo ho messo l’insegnamento accanto al giornalismo. Ricordo il clima amichevole che si respirava durante lo spoglio, la gentilezza di colleghi incuriositi da una giornalista italiana che faceva il suo reportage in Italiano per la newsletter dal buffo nome, Zuppairlandese.

L’Irlanda in tanti streaming

Ok, avevo detto che non mi sarei lasciata andare al sentimentalismo. E che non avrei detto che l’ultima mattina che ho passato a Dublino avevo la strana sensazione di essere di fronte a un lungo commiato. Forse perché non avevo molti piani e, pur con un paio di mascherine messe in valigia “per precauzione” non avevo mai indossata una perché come tutti non ero consapevole di quello in cui ci trovavamo dentro. Semplicemente, da lì a breve non avevo un piano. Eppure, sempre guardando dentro alla memoria del mio cellulare trovo ampia traccia di come è stata la mia Irlanda lontana in questi due anni e mezzo. Prima di tutto streaming: di concerti, di letture con Sweney’s, di conferenze, di gruppi di lettura delle poesie di Seamus Heaney. Come diceva Sant’Ignazio occorre trovare il modo, ed io il modo per vivere l’Irlanda a distanza l’ho trovato. A partire dal salto, coraggioso, di fare un progetto come Zuppairlandese il sito, proprio in mezzo alla Pandemia. Forse perché volevo sentirmi pronta per questo momento?

Le cinque cose da fare prima di partire

Le liste aiutano a prendere le misure. Ecco la mia.

  1. Scegli una buona colonna sonora. Io sto ascoltando questa dei Fontaines D.C., l’ultimo disco, credo che mi accompagnerà per tutto il viaggio. Quando parti ascolta sempre musica buona, magari anche nuova. Loro sono Irlandesi.
  2. Disponi il tuo animo a tutto quello che ti sorprenderà. La mia Irlanda è un incontro prima di tutto umano, ormai dovresti saperlo. Ho bisogno di incontrare persone e di parlare, parlare, parlare.
  3. Il bello di parlare più lingue è proprio nello scegliere cosa esprimere con una lingua piuttosto che un’altra: sentirsi un po’ irlandesi vuol dire entrare anima e corpo non tanto nello slang quanto nel come pensi il tuo inglese. Non lo troverete nelle lezioni interessantissime che ho scoperto in questi giorni su Tik Tok, non lo troverete nei corsi universitari. E’più di uno state of mind, è qualcosa che ti salva. Gli Irlandesi ne hanno passate di ogni: se non avessero avuto quella lievità che li ha fatti sopravvivere a ogni difficoltà probabilmente sarebbero ancora una colonia inglese. Ma sono altro. E di più.
  4. Fai del bene. Andrea che ne ha scritto su Zuppairlandese mi consiglia di fare questo tour qui. Non dimenticare che uno dei volti di Dublino è anche quello degli homeless, su Zuppairlandese ne ho scritto tante volte. E devo ammettere che in questi due anni ci ho pensato molto, molto poco.
  5. Porta a casa. Croce e delizia di chi viene e va, di chi, come scrivevo a inizio anno, è un Expat a metà è proprio quello di custodire quello che si è vissuto per la vita di ogni giorno. Vengo da mesi molto molto pesanti. E ho bisogno di riprendere in mano questa vita che ho scelto sei anni fa, non importa se con meno frequenza rispetto a prima della Pandemia. Ho bisogno di rimodularla rispetto ai cambiamenti e di farne una storia che guarda al futuro.

E ora buon viaggio a me, e non invidiatemi che sono rimasta l’ultima a partire.

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