Al Oatlands College di Stillorgan, nella contea di Dublino, gli iPad individuali sono stati introdotti nel 2019. Sei anni dopo, la scuola ha fatto marcia indietro. Lo scorso anno, per la prima volta dopo sei anni, gli studenti del primo anno non hanno ricevuto il tablet. A raccontarlo è Ciara O’Brien sull’Irish Times, in un’inchiesta pubblicata il 20 agosto 2026 sul dibattito, sempre più acceso in Irlanda, tra tecnologia e didattica tradizionale.
La scelta di Oatlands College: gli studenti preferiscono i libri
A guidare il cambiamento sono stati gli studenti più grandi, che avevano già iniziato a usare i libri come fonte principale di studio, relegando i tablet a supporto secondario. La preside Caroline Garrett descrive così il fenomeno, come riporta l’Irish Times: «Preferivano lavorare con i libri. Li trovavano più efficaci, riuscivano a concentrarsi meglio. Ed erano anche molto consapevoli del tempo trascorso davanti allo schermo».
Una decisione condivisa
La scuola ha coinvolto il consiglio dei genitori e il corpo docente prima di decidere. Un ruolo chiave nella raccolta di informazioni lo hanno avuto gli SNA (special needs assistants, gli assistenti per il sostegno), che stando in classe hanno potuto documentare quanto i dispositivi distraessero gli studenti, portandoli su siti non pertinenti alla lezione.
Cosa cambia in classe senza dispositivi individuali
Il risultato, secondo Garrett, è stato immediato: «Gli studenti non hanno notato la differenza, perché a scuola restano comunque numerose altre forme di tecnologia. Gli insegnanti hanno trovato le classi più calme. Avevano più controllo su ciò che veniva insegnato, e l’ambiente di apprendimento è migliorato».
Al posto dei dispositivi individuali, Oatlands ha investito in laptop condivisi da usare in classe e in due laboratori informatici completamente attrezzati. Per le famiglie, il costo dell’iscrizione al primo anno di scuola secondaria si è improvvisamente ridotto.
La tendenza opposta: sempre più scuole scelgono l’iPad individuale
Oatlands, però, resta un caso isolato. Secondo quanto raccolto dall’Irish Times, Wriggle, uno dei maggiori fornitori di tecnologia educativa in Irlanda, segnala una tendenza opposta: sempre più scuole stanno adottando dispositivi individuali, spinte dalle riforme del ciclo scolastico superiore che riducono il peso dell’esame finale del Leaving Certificate a favore delle AAC (Additional Assessment Components), componenti di valutazione che in alcune materie contano una quota significativa del voto.
Sean Glynn, chief learning officer di Wriggle ed ex insegnante, spiega che le scuole adottano sempre più spesso la tecnologia «uno a uno», soprattutto negli ultimi anni di corso. I laptop, una volta rimossi dal sistema di gestione della scuola, possono poi essere usati dagli studenti anche nei primi anni di università. Wriggle collabora con circa 200 scuole in tutto il Paese.
Ma c’é chi decide per la Mela
Tra queste c’è il Sancta Maria College di Louisburgh, nella contea di Mayo, diventato scuola con iPad quattro anni fa. La preside Áine Moran, che aveva già maturato esperienza con la tecnologia in una scuola di Tyrellstown, a Dublino, ha spinto per il passaggio dai Chromebook alla piattaforma Apple: «È stato un percorso interessante, introdurre la tecnologia uno a uno in un contesto molto rurale e in una scuola già ben consolidata».
Il nodo dei costi: chi paga i dispositivi?
Dotare gli studenti di tecnologia individuale costa alle famiglie tra i 500 e i 600 euro, a seconda del sistema scelto dalla scuola. Un peso che per molti genitori già in difficoltà economica può risultare eccessivo.
Mentre il governo irlandese copre i libri di testo e altri materiali essenziali attraverso il programma di istruzione gratuita, il costo dei dispositivi individuali resta interamente a carico delle famiglie. La decisione sull’uso di queste tecnologie, ha ribadito il Dipartimento dell’Istruzione all’Irish Times, spetta al consiglio di amministrazione di ciascuna scuola.
Accesso alla tecnologia per tutti
Un portavoce del Dipartimento ha dichiarato: «Le linee guida del Dipartimento stabiliscono che le scuole debbano garantire un accesso equo alle TIC per tutti gli studenti e possono fornire dispositivi in prestito laddove necessario. Le scuole sono inoltre invitate a consultare i genitori e la comunità scolastica nello sviluppo di politiche tecnologiche che comportino costi per le famiglie». Ha inoltre precisato che non esiste alcun obbligo, da parte del Dipartimento, di acquistare un dispositivo digitale personale per il Junior Cycle o il Leaving Certificate — un punto ribadito dalla ministra dell’Istruzione e della Gioventù Hildegarde Naughton in una lettera inviata a tutte le scuole nel maggio 2026.
L’esperienza dei genitori: tra obbligo percepito e realtà
Natasha Reynolds, madre nella contea di Kildare intervistata dal quotidiano irlandese, racconta di aver dato per scontato l’acquisto di un dispositivo per la figlia, in procinto di iniziare la scuola secondaria: «Pensavo semplicemente che fosse qualcosa che tutti dovevano avere. Non mi ero resa conto che tecnicamente è una scelta della scuola». Reynolds sottolinea che, se la scuola offrisse il dispositivo come opzione facoltativa, lo acquisterebbe comunque, per non far sentire la figlia diversa dagli altri — ma ritiene che il Dipartimento dovrebbe chiarire meglio che non si tratta di un obbligo.
Una volta consegnato il laptop, Reynolds ha notato che alcuni siti — come i social media — risultano bloccati, mentre altri, come Pinterest e YouTube, restano accessibili: «Non capisco come Pinterest possa essere considerato un supporto educativo. Dà quasi una cattiva prima impressione, il fatto che la prima cosa non didattica a cui riesce ad accedere sia proprio quella».
Il problema del passaggio tra fratelli e il finanziamento pubblico
Uno dei limiti più criticati dei programmi di dotazione individuale è l’impossibilità, nella maggior parte dei casi, di trasferire il dispositivo tra fratelli, costringendo le famiglie a sostenere costi multipli. Secondo Glynn, la possibilità di riutilizzo va valutata caso per caso, mentre resta comunque legata all’età del dispositivo: un tablet o un laptop che non riceve più aggiornamenti software non può essere riutilizzato.
Il governo ha stanziato 200 milioni di euro nell’ambito del National Development Plan a sostegno della Digital Strategy for Schools to 2027, ma questi fondi non sono destinati all’acquisto di dispositivi individuali: devono finanziare le attrezzature in classe, l’aggiornamento delle reti scolastiche, la connettività Wi-Fi, i software didattici e le piattaforme di valutazione.
Più fondi per l’accesso universale
Glynn ritiene che un intervento statale sarebbe necessario: «Penso che il Dipartimento dovrà prima o poi introdurre un livello di finanziamento più alto per i dispositivi degli studenti. Se guardiamo al modello già esistente per i libri di testo, i fondi ci sono già». E aggiunge: «Credo che per le scuole che utilizzano bene la tecnologia in classe, che vogliono adottare il sistema uno a uno o lo fanno già da anni, ci sia margine perché il Dipartimento conceda più autonomia nell’uso di questi fondi per le risorse digitali e per sovvenzionare i dispositivi».
Fonte: Ciara O’Brien, “‘Students prefer to work with books’: Is classroom tech worth it?”, The Irish Times, 20 agosto 2026.
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