La Workplace Relations Commission (WRC), l’organismo irlandese competente in materia di controversie sul lavoro e di discriminazione nell’accesso a beni e servizi, ha condannato Affidea Diagnostics Ireland Ltd a versare un risarcimento complessivo di 12.000 euro a una donna pachistana di 75 anni, Mehr Un Nisa, e a sua figlia Shereen Gul, medica di base a Saggart, nella contea di Dublino. La decisione, resa nota martedì, riguarda un episodio avvenuto il 4 novembre 2023 durante una visita per una risonanza magnetica nella clinica Affidea di Dundrum, a sud di Dublino.
Che cos’è la WRC e perché si è occupata di un caso in una clinica
Prima di entrare nel merito della vicenda, vale la pena chiarire un punto che in Italia genera spesso confusione: la WRC non è un tribunale nel senso stretto del termine, né si occupa solo di rapporti di lavoro. È l’organismo irlandese che decide, tra le altre cose, i ricorsi presentati ai sensi dell’Equal Status Act 2000, la legge che vieta la discriminazione — anche su base razziale — nell’accesso a beni, servizi e strutture, comprese quelle sanitarie private. Per questo un episodio avvenuto al banco di accettazione di una clinica diagnostica può finire davanti a questo organismo tanto quanto una controversia tra datore di lavoro e dipendente.
Come funziona (davvero) l’accesso alla diagnostica in Irlanda
Un secondo elemento utile per chi non conosce il sistema sanitario irlandese: la GP (General Practitioner), l’equivalente del medico di famiglia italiano, non è assegnata d’ufficio in base alla residenza e la maggior parte dei pazienti paga la visita di tasca propria — salvo chi possiede la GMS card, riservata a chi ha un reddito sotto una certa soglia. Quando una GP prescrive un esame diagnostico come una risonanza magnetica, il paziente può rivolgersi al sistema pubblico gestito dalla HSE (Health Service Executive), con liste d’attesa spesso lunghissime, oppure — pagando — a cliniche private come Affidea, che offrono tempi molto più rapidi. È esattamente questo il contesto in cui Mehr Un Nisa, in visita dal Pakistan presso la figlia, si è recata alla clinica di Dundrum per una serie di risonanze.
La ricostruzione dei fatti
Secondo la ricostruzione accolta dalla WRC, all’arrivo in accettazione alla figlia è stato consegnato un foglio su cui scrivere il nome della madre. La receptionist, Karen Fitzpatrick, ha commentato che il nome «non ha senso» e ha chiesto un documento d’identità, nonostante Gul avesse spiegato che il nominativo della madre risultava già nel sistema della clinica. Alla dottoressa è stato inoltre chiesto: «Does your mom know any English?» e, alla risposta che la madre conosceva solo poche parole di inglese, la receptionist ha replicato: «How come she has no English?».
Gul ha raccontato di essersi sentita umiliata perché la receptionist avrebbe parlato ad alta voce, in modo udibile dagli altri pazienti in sala d’attesa. Alla dottoressa è stato inoltre impedito di accompagnare la madre — anziana, definita dall’organismo «visibilmente timida e fragile», con «poco o nessun inglese» — nello spogliatoio, ufficialmente per motivi di controllo delle infezioni. Secondo la testimonianza di Gul, però, un’altra paziente anziana di origine irlandese aveva invece potuto farsi assistere da un accompagnatore.
Le motivazioni della decisione
L’adjudicator della WRC, Patricia Owens, ha definito la testimonianza della receptionist «evasiva» e in alcuni momenti «irrispettosa» («disrespectful»), rilevando che la donna era apparsa persino sorridente («smirking») di fronte ad alcune domande del legale delle ricorrenti durante il controinterrogatorio. Owens ha scritto di non riuscire a conciliare la versione della receptionist — secondo cui l’appuntamento risultava già visibile a sistema — con la richiesta di un documento d’identità giustificata dal presunto dubbio sulla corretta grafia del nome.
Nella decisione, Owens ha affermato che Gul è stata costretta a un percorso «estenuante» per verificare l’identità della madre, in una modalità definita «demeaning and disrespectful» (umiliante e irrispettosa). L’adjudicator ha accolto la tesi secondo cui altri pazienti bianchi e irlandesi non erano stati sottoposti allo stesso trattamento, respingendo la linea difensiva di Affidea, secondo cui l’episodio avrebbe rappresentato al massimo «a slight fall-off in service» (un lieve calo nella qualità del servizio).
La WRC non ha invece accolto due dei capi di accusa: quello relativo alla rimozione dell’hijab della donna in un’area pubblica — ricondotta dall’adjudicator a un gesto della figlia, «sopraffatta dagli eventi» — e quello relativo a una presunta spinta da parte di un membro dello staff maschile, che la stessa Gul ha ammesso non essersi verificata.
L’importo del risarcimento e le richieste ad Affidea
La WRC ha condannato Affidea a versare 7.000 euro a Mehr Un Nisa e 5.000 euro alla figlia, per un totale di 12.000 euro. Alla clinica è stato inoltre imposto di rivedere le proprie procedure interne per garantirne la conformità alla normativa antidiscriminazione e di organizzare corsi di formazione sulla diversità e l’inclusione per tutto il personale.
Va segnalato che, in fase di difesa, i legali di Affidea avevano sostenuto che Gul fosse «pronta a sentirsi offesa» a causa di un precedente episodio, avvenuto un mese prima nella stessa clinica, in cui la dottoressa si sarebbe comportata in modo scortese verso lo staff a proposito di una prenotazione contestata — versione respinta dall’adjudicator alla luce delle prove raccolte.
Bibliografia
- Seán McCárthaigh, Healthcare provider ordered to compensate woman over racial discrimination, BreakingNews.ie, 1 settembre 2026: https://www.breakingnews.ie/ireland/healthcare-provider-ordered-to-compensate-woman-over-racial-discrimination-1946731.html
- GP and elderly mother awarded €12,000 over Dundrum clinic receptionist’s ‘disrespectful’ conduct, The Irish Times, 1 settembre 2026: https://www.irishtimes.com/health/2026/09/01/gp-and-elderly-mother-awarded-12k-over-medical-clinic-receptionists-disrespectful-conduct/
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