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Bell X1, “But First, Love”: quando una canzone incontra una storia vera di musicoterapia

Non sono nuovi i Bell X1 a raccontare delle storie vere attraverso le loro canzoni. Una delle più celeberrime della band, conosciuta in tutto il mondo soprattutto per brani iconici che hanno fatto da colonna sonora di serie televisive come Grey’s Anatomy e The OC, è Rocky took a lover, storia di un homeless che ogni giorno stava in fila fuori dalla mensa dei Cappuccini a Smithfield e Paul Noonan, il frontman della band lo osservava dalla finestra di casa sua.

Il ritorno dei Bell X1: nasce Good Bones

Il 5 giugno i Bell X1 – la band di Paul Noonan, David Geraghty e Dominic Phillips, attiva dal 1999 e tra i nomi più solidi della scena indie irlandese – ha annunciato il loro nono album in studio, Good Bones, condividendo il primo estratto, “But First, Love”. Il disco è stato registrato ai Dreamland Recording Studios, nello stato di New York, con il produttore Josh Kaufman e l’ingegnere del suono D. James Goodwin.

Non è un lavoro nato in un momento qualunque. Paul Noonan ha raccontato che le session si sono svolte a ridosso della perdita dell’amico e collaboratore Glenn Keating, in un clima che il cantante ha descritto come intenso, emotivamente carico ma anche catartico: la sua presenza, ha detto, si è fatta sentire per tutto il processo di registrazione, accolta con sensibilità dai due produttori.

Il singolo apre la scoperta di questo nuovo album – di cui nel frattempo è uscito il 13 agosto il secondo brano Coughin up Butterflies – con un ritmo avvolgente, sotto cui scorre una vena di nostalgia che lascia presagire la stessa precisione emotiva che la band coltiva da 25 anni. In attesa della data di uscita di Good Bones, i Bell X1 sono stati tour estivo in Irlanda, partito da Sligo il 5 giugno, con tappe a Limerick, Cork, Dublino (Iveagh Gardens, sold out) e Galway. Anche Paul Noonan ha partecipato in questi giorni alle esequie di Glen Hansard e ha condiviso un messaggio semplice: “Grazie per l’aiuto e per le splendide canzoni”.

La storia dietro la canzone: il racconto del musicoterapista

A dare al brano un pieno significato è stato un post sui social di Paul Noonan, leader della band e musicoterapista che da anni segue un paziente che qui chiameremo John (nome di fantasia, come specificato nel post). Quindici anni fa John ha subito un grave trauma cranico durante una sessione di kitesurf e da allora vive in stato di minima coscienza: non può camminare né parlare, ha un controllo motorio ridotto, ma risponde agli stimoli sonori. Gira la testa verso le fonti di suono, e la musica riesce a stimolarlo o a calmarlo.

Nella stanza di John, ad accompagnare la famiglia in questo percorso difficile, c’è una scritta semplice: “But First, Love” – prima di tutto, l’amore. Un piccolo manifesto che Noonan come musicoterapista ha scelto di raccontare proprio a partire dal nuovo brano, raccontando come abbia un’eco perfetta del proprio lavoro quotidiano: cercare, nel corpo immobile di una persona, i segnali di una vita interiore ancora presente, ancora capace di reagire, di volare altrove anche quando il corpo resta fermo.

Il testo si muove esattamente su questo crinale: l’attesa, l’osservazione dei piccoli segnali in chi non può più esprimersi a parole, il tentativo di leggere nel volto e nello sguardo un altrove ancora vivo. Un tema che, unito al lutto personale raccontato da Noonan per la scomparsa di Glenn Keating, restituisce a “But First, Love” un peso che va oltre la singola canzone pop.

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