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L’aula dovrebbe essere una palestra? Il New Yorker rilancia il dibattito sull’insegnamento nell’era dei Large Language Model — e in Irlanda la sfida è già in classe

Il matematico e informatico Dan Rockmore, docente al Dartmouth College, si chiede in un saggio pubblicato sul New Yorker se l’aula universitaria non dovrebbe funzionare come una palestra. Il punto di partenza è un problema molto concreto: con la diffusione dei Large Language Model, molti dei compiti che un tempo servivano ad allenare competenze — temi, esercizi, verifiche — possono oggi essere completati da una macchina in pochi secondi, e questo mette in discussione il senso stesso dell’assegnarli.

Il paragone tra lo spinning e l’aula universitaria

Rockmore racconta di seguire corsi di spinning a New York: quarantacinque minuti di fatica volontaria, in una stanza buia e surriscaldata, per un beneficio che arriverà solo in seguito. Nessuno, scrive, penserebbe mai di “esternalizzare” quello sforzo a una macchina, anche se esistono mezzi di trasporto molto più comodi per andare da un punto A a un punto B. Nell’aula universitaria, sostiene, la logica dovrebbe essere la stessa: il valore non sta nel prodotto finale del compito, ma nel processo che lo genera. Il problema è che, a differenza dello spinning, l’arrivo dell’intelligenza artificiale ha messo in discussione l’intero impianto dell’istruzione accademica.

«Perché lo stiamo facendo?»: la domanda che ha sostituito l’entusiasmo

Secondo Rockmore, la frase che sentiva più spesso da studenti e colleghi non è più un «I can do that!» pieno di entusiasmo, ma un più scettico «Why are we doing that?». Da qui la sua proposta: guardare alla palestra come modello, un luogo in cui il processo stesso — la ripetizione, la correzione, il ritorno sull’errore — è il punto, non un ostacolo da aggirare. Un suo collega, racconta, ha ridisegnato i propri corsi permettendo agli studenti di ripetere gli esami finché il concetto non viene davvero interiorizzato: il voto, in quella logica, diventa un sottoprodotto dell’apprendimento e non un suo sostituto.

L’Irlanda si pone la stessa domanda, con più urgenza

Il tema sollevato da Rockmore negli Stati Uniti in Irlanda è già materia di dibattito pubblico, sindacale e istituzionale, con al centro non un corso universitario ma l’esame di maturità nazionale.

Le Additional Assessment Component e il 40% del voto della Leaving Cert

Dal 2025 la Leaving Cert è in fase di riforma con l’introduzione delle Additional Assessment Component (AAC), lavori di progetto che in materie come chimica, biologia, fisica e business pesano almeno il 40% del voto finale. L’obiettivo, secondo la State Examinations Commission (SEC), è ridurre la dipendenza dagli esami finali ad alto rischio. Ma è proprio questa componente, da completare parzialmente a casa, a essere diventata il punto più delicato del rapporto tra scuola irlandese e intelligenza artificiale.

«Una licenza per copiare»: l’allarme dei docenti dell’ASTI

Al congresso annuale dell’Association of Secondary Teachers, Ireland (ASTI), i delegati hanno discusso diverse mozioni sull’uso dell’AI da parte degli studenti, definendo le AAC una «licence to cheat» e un «minefield». Un sondaggio ASTI/RED C su 1.591 insegnanti ha rilevato che la maggioranza si aspetta grosse difficoltà nel verificare che i lavori siano stati svolti autonomamente dagli studenti.

Le linee guida della State Examinations Commission: nessun credito per il materiale copiato

La SEC ha pubblicato linee guida che permettono agli studenti di usare l’AI per il brainstorming, ma non per produrre il testo finale: il materiale generato da software come ChatGPT viene trattato come qualunque altro contenuto non prodotto dallo studente, e copiarlo o parafrasarlo senza un uso «effettivo» a supporto del proprio lavoro comporta la perdita del credito per quella parte dell’esame.

Il Dipartimento dell’Istruzione e le linee guida nazionali sull’AI a scuola

A dicembre 2025 il Dipartimento dell’Istruzione ha pubblicato una Guidance on Artificial Intelligence in Schools, elaborata insieme a Oide Technology in Education e ispirata alle indicazioni di UNESCO e Unione Europea, con l’obiettivo di garantire un uso sicuro, etico e appropriato dell’AI a scuola. Il documento, pensato come testo dinamico da aggiornare nel tempo, insiste sul ruolo centrale degli insegnanti e sulla necessità di investire nella loro formazione digitale.

Nelle scuole primarie l’intelligenza artificiale è già in classe

Mentre alle superiori il dibattito si concentra sui rischi per gli esami, in alcune scuole primarie irlandesi l’AI è già uno strumento didattico quotidiano. Alla St Joseph’s Primary School di Dundalk, nella contea di Louth, i bambini della prima classe dialogano con un assistente vocale AI chiamato Merlyn per fare domande su animali e geografia durante le lezioni. È un uso pensato per l’apprendimento guidato, molto diverso dalla sostituzione del lavoro personale che preoccupa i docenti delle superiori.

«Come il doping nello sport»: un paragone che parla anche a Dartmouth

Un insegnante irlandese, interpellato dall’Irish Times sul tema, ha paragonato l’uso scorretto dell’AI in classe al doping nello sport — un’immagine che dialoga in modo quasi diretto con la metafora della palestra proposta da Rockmore: se il valore dell’allenamento sta nella fatica onestamente sostenuta, un aiuto esterno non dichiarato ne svuota il significato, tanto in pista quanto in classe. Lo stesso quotidiano ha definito l’intelligenza artificiale «una minaccia all’essenza dell’istruzione», sottolineando come il fenomeno riguardi ormai anche il lavoro di progetto della Leaving Cert.

Due sistemi, la stessa domanda di fondo

Il saggio di Rockmore e il dibattito irlandese partono da contesti diversi — un’aula universitaria americana, un esame di Stato per diciottenni — ma arrivano alla stessa domanda: se una macchina può produrre il compito al posto dello studente, che senso ha ancora assegnarlo? La differenza è che, mentre negli Stati Uniti la riflessione resta per ora nel campo dell’ripensamento pedagogico individuale, in Irlanda ha già prodotto sindacati in allarme, linee guida ministeriali e nuove regole d’esame — segno di un sistema scolastico che sta cercando, non senza attriti, di darsi una risposta istituzionale prima ancora che culturale.

Bibliografia

Trasparenza sull’uso dell’IA — In conformità al Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act) e all’art. 19 del Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti, nella preparazione di questo articolo sono stati utilizzati strumenti di intelligenza artificiale anche per l’organizzazione dei materiali, l’elaborazione di bozze e la revisione del testo. Le fonti sono verificate dall’autrice. Il testo finale è sottoposto a revisione editoriale umana e l’autrice ne assume la piena responsabilità.

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immagine; elaborazione Chat GPT

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