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Garvaghy Road, vigilia dell’appello: ottavo giorno di stallo, raduni rivali, sirene d’allarme e tensione nel DUP

Domenica 4 ottobre, all’ottavo giorno di stallo sulla Garvaghy Road di Portadown, la strada resta presidiata dai residenti e l’Orange Order attende una marcia che la polizia non ha consentito. Lunedì 5 ottobre la Court of Appeal di Belfast esamina il nuovo ricorso dei residenti contro la determinazione della Parades Commission.

Appello di lunedì: cosa si discute

I legali del Garvaghy Road Residents Coalition sostengono che la Parades Commission sia stata «fuorviata in modo sostanziale» sulla valutazione della polizia circa il rischio di disordini e non abbia dato una rappresentazione accurata delle prove ricevute dal PSNI. L’udienza, prevista per venerdì, era stata rinviata per lasciare spazio ai colloqui.

Jamie Bryson, consulente legale degli Orangemen, ha ripetuto che l’Ordine accetterà l’esito e ha chiesto ai residenti di impegnarsi a fare lo stesso. Il portavoce dei residenti, Breandán Mac Cionnaith, ha detto che la decisione sul blocco in caso di sconfitta «non è sua».

Colloqui falliti: il quadro di giovedì

I colloqui a Hillsborough Castle, durati quattro giorni, sono collassati giovedì sera. Il segretario di Stato Chris Bryant ha parlato di una situazione tra «l’incudine e il martello», ha detto che le conversazioni erano finite e ha ribadito che la sua porta resta aperta. Il capo del distretto di Portadown, Nigel Dawson, ha detto che nel documento di Bryant «non c’era nulla che facesse avanzare la situazione».

Sabato: due raduni rivali

Sabato 3 ottobre si sono svolte due manifestazioni. Alle 15 migliaia di persone hanno riempito la Garvaghy Road per sostenere i residenti, tanto da costringere la polizia a chiudere la strada al traffico. Alle 16 si è tenuto, nel quartiere lealista di Edgarstown, il Let Them Home Festival, con musica, cibo e giochi, organizzato a sostegno degli Orangemen. La polizia ha mantenuto una grande operazione di sicurezza per tutto il fine settimana.

Le parole di O’Neill, McDonald e Mac Cionnaith

La prima ministra Michelle O’Neill ha definito «una sciocchezza» la formula di Bryant e ha aggiunto che il segretario di Stato è «sordo» alle esigenze della strada. Ha detto che l’esito giusto «include nessuna marcia su questa strada» e che, se Londra non risolve la crisi, tocca a tutti «schierarsi con i residenti».

La leader del Sinn Féin Mary Lou McDonald ha sostenuto che Bryant avrebbe potuto evitare «traumi e incertezza» e poi si è tirato indietro. Ha ribadito che non ci sarà nessuna marcia orangista su quella strada, «né ora né mai». Mac Cionnaith ha ricordato che il caso era stato «risolto nel 1998» e ha detto: «Non abbiamo più nulla da concedere». Tra gli intervenuti c’erano Gerry Adams, Gerry Carroll di People Before Profit e l’ex deputata SDLP Dolores Kelly. Peadar Tóibín ha accusato il governo irlandese di restare a guardare, tra fischi e cori di «vergogna» rivolti al Taoiseach Micheál Martin.

Dublino: il Taoiseach e il Sinn Féin

Il Taoiseach Micheál Martin ha accusato Sinn Féin di «mancanza di sincerità» e di una visione «troppo semplicistica» su come risolvere la disputa. Ha aggiunto che i due governi, irlandese e britannico, sono «molto interessati» alla mediazione e a gettare le basi per una riconciliazione. McDonald e O’Neill lo avevano incontrato durante la settimana.

Il fronte unionista: Allister, Bryson e Lockhart

A Edgarstown Dawson ha detto che l’Ordine aspetta ancora che il capo della polizia «faccia il suo lavoro». Bryson ha attaccato Jon Boutcher: «Se non riesci a controllare l’Irlanda del Nord, alza bandiera bianca». Il leader del TUV Jim Allister ha posto un aut aut: o gli Orangemen di Portadown «tornano a casa» o l’Esecutivo salta. La deputata DUP Carla Lockhart ha avvertito che si sceglie tra «il governo della folla» e lo stato di diritto. Il leader dell’UUP Jon Burrows ha definito il raduno della Garvaghy Road un «carnevale di illegalità e trionfalismo». La vice prima ministra Emma Little-Pengelly lo ha chiamato «propaganda elettorale».

DUP: il caso del presunto «vertice segreto» con Bryson

Domenica il Belfast Telegraph ha pubblicato in esclusiva una notizia sul leader del DUP Gavin Robinson. Il partito sostiene che Robinson sia vittima di una campagna di «scorrettezze» legata a un presunto «vertice segreto su Drumcree» con Jamie Bryson. Una fonte del partito afferma che Robinson è sempre stato aperto sugli incontri avuti con diverse persone sulla disputa bloccata.

Polizia e indagini

Il vice capo della polizia Anthony McNally ha ribadito che bloccare la Garvaghy Road resta una partecipazione a una protesta non notificata e quindi illegale. Ha aggiunto che la raccolta di prove prosegue e che chi ha violato la legge ne affronterà le conseguenze. Il costo dell’operazione, secondo il PSNI, ha superato i 3 milioni di sterline.

Sirene sulla Garvaghy Road

Secondo il Belfast Telegraph, i residenti hanno installato tre sirene per essere avvisati di qualsiasi marcia orangista indesiderata. Come riporta il quotidiano, il sistema serve a un obiettivo preciso: «Appena la gente sente l’allarme, saprà che siamo sotto attacco».

Il sondaggio: l’impatto sull’opinione pubblica irlandese

Secondo un sondaggio Sunday Independent/Ireland Thinks, più di otto persone su dieci sono contrarie alla marcia. Il 57% ritiene giusto che O’Neill si sia unita alla protesta. Oltre il 30% dichiara di essere meno favorevole a un’Irlanda unita dopo la vicenda.

Una lettera di quasi 1.300 protestanti e il Congresso USA

La lettera aperta di persone di background protestante chiede all’Orange Order di «guardare al quadro più ampio». Sabato Linzi McLaren, ex UUP e ora candidata SDLP, ha detto dal palco che i firmatari sono quasi 1.300 (giovedì erano circa 140). Giovedì 14 membri del Congresso USA della Friends of Ireland Caucus, guidata da Richard Neal e Mike Kelly, avevano scritto a Bryant chiedendo di bloccare la parata.

Come si è arrivati qui

L’ex giornalista BBC e RTÉ Anne Cadwallader, in un’analisi pubblicata su Irish America il 3 ottobre, ricostruisce così l’origine della crisi: una Parades Commission che non aveva seguito alla lettera le proprie procedure ha dovuto annullare decine di decisioni analoghe prese negli ultimi vent’anni. Ne è nata la determinazione che consente a 35 Orangemen di sfilare in silenzio, senza bande, alle 8 del mattino. Cadwallader parla di un «Drumcree zombie» che non lascerà la scena in silenzio e avverte che gli strascichi si sentiranno per mesi, se non per anni.

Il giorno dei Kneecap

Oggi a fare visita ai residenti è stata la band dei Kneecap. Móglaí Bap, Mo Chara e DJ Próvaí, cioè Naoise Ó Cairealláin, Liam Óg Ó hAnnaidh e JJ Ó Dochartaigh, sono andati prima in una scuola locale e poi hanno incontrato i residenti al Drumcree Community Centre. Con loro c’erano la cantante folk Radie Peat e il loro avvocato Darragh Mackin, che rappresenta anche i residenti. Circondati da fan di ogni età, sono stati accompagnati lungo la Garvaghy Road da Mac Cionnaith.

La memoria degli anni Novanta

Cadwallader ricorda che la vicenda omette la paura e il risentimento degli anni Novanta, legati direttamente o indirettamente alla morte di 21 persone. Tra queste ci sono i fratelli Quinn, di 8, 9 e 10 anni, bruciati nel loro letto a Ballymoney nel 1998. Ricorda anche Rosemary Nelson, avvocata dei residenti, uccisa nel 1999 da una bomba lealista. Suo figlio Chris, scrive, pregava per addormentarsi durante le crisi di Drumcree e oggi vuole evitare le stesse paure ai propri figli.

Cosa succede ora

La polizia ha detto che il presidio resterà in piedi. Bryant continua a chiedere calma e ha invitato a ignorare gli appelli a raggiungere la zona. Il passaggio chiave è l’udienza di lunedì 5 ottobre.

Bibliografia

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immagine; elaborazione Chat GPT

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