Questa mattina ho messo tutti i miei allievi in cerchio. Una volta al mese facciamo il Cassetto delle emozioni: uno spazio neutro, senza giudizio, in cui ognuno porta il suo vissuto, le sue fatiche, in cui ci si prende del tempo per rallentare nella routine scolastica.
Ho portato il libro di Katriona O’Sullivan: Poor. Ho raccontato loro che la sera prima ero rimasta al Salone del libro per incontrarla. «Vedete — ho detto — mi ha autografato e dedicato il libro». A stento ho trattenuto le lacrime perché non avevo ancora letto la dedica: Keep shining.
Un memoir irlandese che parla alla scuola
Poor c’entra molto con la scuola. È un bellissimo memoir edito da People con la traduzione di Anna Dalton. L’editore Pippo Civati racconta di averlo trovato in una libreria indipendente irlandese durante un viaggio personale: lo ha colpito così tanto da decidere di pubblicarlo. Non è un caso che sia una casa editrice di believer a pubblicare il libro di una donna che ha trovato il suo riscatto nel credere in sé stessa — e nel continuare a farlo anche quando la vita non andava nella direzione sperata.
I professori che non mollano
Nel libro sono due figure fondamentali a farle capire che può riscattarsi: i suoi professori. Katriona non è una studentessa modello, ma loro non mollano. Vanno anche a casa sua, convincono il padre — che al di là della sua vicenda di dipendenza lei riconosce essere un brav’uomo — quando gli dicono che sua figlia è una ragazza intelligente.
“Se vuoi puoi”: una retorica da smontare
La O’Sullivan smonta con la sua testimonianza la retorica del “se vuoi puoi”, che può essere profondamente frustrante per i ragazzi che non hanno i mezzi per potere. Si può, se il sistema ti riconosce. Se qualcuno ha il coraggio di andare oltre la rigidità di un capitalismo estremo che ha azzerato le opportunità dell’ascensore sociale, relegando il riscatto per via dell’istruzione a pochi casi legati all’iniziativa di singoli — come i professori di Katriona.
La vera angoscia, ammette lei che è stata ragazza tra gli anni Ottanta e Novanta, è arrivata una volta supportata — «sono entrata in un programma di mental health a una settimana dalla richiesta, oggi non è più così» — nel capire che poteva anche non subire abusi. Che il modo in cui aveva vissuto ed era stata trattata non era l’unico modo possibile di vivere.
Katriona oggi: ricercatrice, attivista, madre
Oggi Katriona O’Sullivan è ricercatrice e attivista per l’inclusione. Dirige il progetto STEM Passport for Inclusion, nato per favorire l’accesso alle carriere scientifiche alle ragazze, in particolare a quelle svantaggiate. È una persona che splende, che trasmette la serenità di un percorso fatto, che dice che nessuno si salva da solo e che invoca la necessità di rimanere in comunità.
Durante la presentazione di Poor al Salone del libro, Francesco Foti di People ha raccontato di aver consigliato il libro ai suoi amici insegnanti. Così io stamattina l’ho portato in classe.
E ai miei studenti — che fra un mese usciranno dalla scuola media, che si misureranno con la scelta di una scuola superiore, che portano gioie e fatiche tipiche della loro età, aspettative e paure — ho detto: keep shining.
Come me lo aveva augurato Katriona. Non l’ho tenuto per me, ne ho fatto comunità: in quel cerchio in cui quest’anno abbiamo provato insieme a farci passare ansie e fatiche delle 340 ore trascorse insieme.
Poor è anche un bellissimo spettacolo teatrale.
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immagine di copertina di Francesca Lozito

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