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Garvaghy Road, il corteo dell’Orange Order si ferma prima di partire: la PSNI blocca la marcia

Domenica 27 settembre la Police Service of Northern Ireland (PSNI) ha comunicato all’Orange Order che non potrà marciare lungo Garvaghy Road a Portadown, nonostante il via libera arrivato poche ore prima dalla Corte d’Appello di Belfast. Sul terreno, a bloccare la strada, c’erano troppi manifestanti nazionalisti perché la polizia potesse liberare il percorso in sicurezza. Un epilogo clamoroso per una vicenda che in 24 ore ha attraversato tre tribunali diversi e riacceso uno dei conflitti simbolici più carichi di storia del post-accordo del Venerdì Santo: quello di Drumcree.

La cronologia dei fatti

Venerdì 26 settembre la Parades Commission — l’ente indipendente che dagli anni del conflitto regola le marce contestate in Irlanda del Nord — ha ribaltato la propria linea storica, autorizzando 35 membri del Portadown District dell’Orange Order, contro i 60 inizialmente richiesti, a percorrere il tratto contestato della strada: la prima autorizzazione dal 1998.

Sabato pomeriggio i residenti di Garvaghy Road, quartiere a maggioranza cattolica e nazionalista incastonato in una Portadown a maggioranza protestante, hanno presentato ricorso. La giudice Patricia Smyth ha concesso un’ingiunzione temporanea che ha bloccato tutto, osservando che «il livello di sfiducia tra le parti non può essere sottovalutato» e che la disputa aveva «il potenziale di degenerare in tutta l’Irlanda del Nord».

Tra sabato notte e le prime ore di domenica, il colpo di scena: l’Orange Order ha fatto appello e ha vinto. Alle 23.30 di sabato la giudice capo Siobhan Keegan ha stabilito che la sentenza di primo grado era «viziata da un errore di diritto», riaprendo la strada alla marcia. Un ultimo tentativo dei residenti di bloccarla davanti all’Alta Corte è stato respinto alle 2.15 di domenica dal giudice Michael Humphreys, secondo cui la decisione della Parades Commission non poteva essere impugnata per via giudiziaria.

Il dietrofront sul campo

Quasi mille agenti della PSNI, equipaggiati con idranti, erano schierati a Portadown fin dalle prime ore del mattino. Poco prima delle 7, la polizia ha iniziato a muoversi ai due estremi di Garvaghy Road, avvertendo i manifestanti di essere in violazione della legge sui cortei del 1998 per non aver notificato la loro protesta. Attorno alle 7.30 un gruppo di membri dell’Orange Order riuniti alla chiesa di Drumcree aveva già ricevuto il via libera da un ufficiale — «quando ci direte di andare, andremo», ha dichiarato uno di loro — ma la decisione è stata ribaltata pochi minuti dopo: la PSNI ha comunicato all’Order che la marcia non poteva procedere perché sulla strada c’erano troppi manifestanti da rimuovere con la forza. La notizia ha scatenato fuochi d’artificio e cori tra i nazionalisti, seguiti dallo slogan «Bring Stormont down».

Più di mille tra residenti e sostenitori — inclusi deputati dello Sinn Féin e del People Before Profit — erano presenti sulla strada. Tra loro anche Marie-Therese Murray, che ha protestato portando la foto del figlio Darren, morto a 12 anni trent’anni fa dopo essere stato investito mentre fuggiva da manifestanti lealisti: raramente parla della sua perdita, ma ha sentito il bisogno di scendere in strada «per la prossima generazione».

Una ricostruzione “sul campo”: la cronologia di Giulia Caruso

Sulla sua pagina Facebook Il sentiero del Gigante, la giornalista italiana Giulia Caruso — che vive in Irlanda del Nord — ha seguito la vicenda passo passo, offrendo ai lettori italiani una chiave di lettura diretta degli eventi. Caruso riepiloga come venerdì la Parades Commission, «l’ente che regola le marce dagli anni del conflitto», abbia dato il via libera alla parata di Drumcree per la prima volta dal 1998; come sabato pomeriggio i residenti di Garvaghy Road abbiano ottenuto dall’Alta Corte un’ingiunzione temporanea, riportando le parole della giudice Smyth sul «livello di sfiducia» tra le parti; e come tra sabato notte e domenica mattina sia arrivato il colpo di scena dell’appello vinto dall’Orange Order, che ha riaperto la strada alla marcia — salvo il nuovo stop imposto dalla PSNI poche ore dopo per l’eccessivo numero di manifestanti.

Le reazioni politiche

Michelle O’Neill, primo ministro e vicepresidente dello Sinn Féin, ha parlato di una comunità «nuovamente sotto assedio e ritraumatizzata», definendo «seriamente in discussione» il giudizio della PSNI e chiedendo conto anche alla Parades Commission: «Ci era stato detto settimane fa che si trattava di un errore procedurale. Cos’è cambiato?». Per O’Neill l’intera vicenda «mette in discussione il funzionamento del processo di pace».

Mary Lou McDonald, presidente dello Sinn Féin, ha descritto una comunità «arrabbiata» e «devastata», determinata a non tornare indietro, chiedendo l’intervento diretto del segretario di Stato per l’Irlanda del Nord, Chris Bryant, e del capo della PSNI, Jon Boutcher, per «fermare tutto questo».

Sul fronte opposto, il leader del DUP Gavin Robinson ha accusato O’Neill di aver definito «vergognosa» una decisione giudiziaria «ormai inequivocabile», sostenendo che «lo stato di diritto non può valere solo quando piace allo Sinn Féin» e lodando la «dignità» degli uomini dell’Orange Order. Anche la deputata DUP Carla Lockhart ha difeso il corteo su X, parlando di un gruppo «che cammina in silenzio» e di una marcia «senza minacce, senza trionfalismo, nemmeno musica».

Il segretario di Stato Chris Bryant, in arrivo a Belfast nel pomeriggio, ha dichiarato di augurarsi che «tutto si svolga nel modo più calmo possibile», ribadendo che «bisogna rispettare la legge» dopo la sentenza dei tribunali. Il premier britannico Andy Burnham ha invitato tutte le parti alla calma, sottolineando i «grandi progressi» fatti in Irlanda del Nord. Il governo irlandese ha diffuso una nota in cui si dice «molto preoccupato» per la situazione, ribadendo l’impegno a evitare «un ritorno alle divisioni del passato». Anche Naomi Long ed Eóin Tennyson dell’Alliance Party hanno parlato di una situazione «del tutto inutile e prevedibile», chiedendo calma e responsabilità da tutte le parti.

Il capo della PSNI, Jon Boutcher, ha rivendicato che finora non si sono registrati «violenza o disordini» grazie alla presenza della polizia, ringraziando «tutte le voci che hanno già chiesto calma».

Perché Garvaghy Road pesa così tanto nella memoria collettiva

Il nome Garvaghy Road evoca automaticamente gli anni ’90, quando il tentativo dell’Orange Order di percorrere quella strada al ritorno dalla funzione religiosa di Drumcree scatenò alcuni degli scontri più gravi della storia recente nordirlandese, con cinque morti legati alle tensioni di quegli anni. Dal 1998 il corteo era sempre stato vietato su quel tratto: la vicenda di domenica, pur senza che la marcia sia arrivata a compimento, resta comunque la prima volta in 28 anni che un tribunale ha autorizzato il passaggio.

Bibliografia

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immagine; elaborazione Chat GPT

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