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Un dodicenne, un mural, Seamus Heaney: cosa significa “Influencer” a Creggan

Su Westland Street, al confine dell’area di Creggan, a Derry, è comparso un nuovo mural. Ritrae Seamus Heaney. Sotto il suo volto, una parola enorme: Influencer. Può suonare strano, ma è una storia che vale la pena ricostruire e raccontare per notarne tutte le sfaccettature. E per comprendere, alla fine, che è intrisa di tanto futuro. Seguitemi.

La prima reazione, per chiunque conosca la poesia irlandese, è un piccolo scarto. Heaney, nato nel 1939, morto nel 2013, Premio Nobel per la Letteratura nel 1995, descritto con un termine che appartiene a Instagram, TikTok e al marketing digitale. Ma accanto al ritratto c’è un secondo elemento, meno appariscente e più importante: una poesia intitolata Beneath Irish Skies, scritta da Jude Shiels, dodici anni.

È da qui, non dalla parola “Influencer”, che vale la pena partire. Dalla passione per la poesia che fa parte della tradizione irlandese. E che è declinata nel contesto di una buona causa.

La traduzione recita così:

Sotto i cieli d’Irlanda

L’erba è verde quando varco la porta.
L’aria fresca sa di menta.
Il sole brilla sull’acqua come i tuoi occhi.
Il vento fischia come un flauto.

Il murale e il progetto che lo ha reso possibile

L’opera è stata realizzata dal collettivo di street art Peaball, in collaborazione con Féile Derry, organizzazione culturale della città. Il progetto è il risultato di un anno di lavoro finanziato dal programma europeo PEACEPLUS, all’interno di un percorso che ha coinvolto ragazzi e ragazze dello Bishop Street Youth Club e del Newbuildings Youth Club, provenienti da comunità diverse. Durante i workshop, i giovani hanno studiato la storia della street art irlandese, si sono confrontati con la poesia di Heaney e hanno scritto testi propri, riflettendo anche sul ruolo che gli influencer contemporanei hanno nelle loro vite.

Ruairi O’Connell, coordinatore del progetto per Féile, ha definito Heaney “a son of Derry”, ricordando che il poeta studiò a St Columb’s College, a meno di un miglio dal punto in cui oggi sorge il murale.

Non è un dettaglio secondario. A Creggan, quartiere con una storia intensa di attivismo, marginalità e memoria dei Troubles, un murale non è mai stato un semplice elemento decorativo. I muri di Derry hanno raccontato per decenni Bloody Sunday, la repressione, i lutti, l’appartenenza politica. Il progetto Building Bridges, di cui questa opera fa parte, prova a usare lo stesso linguaggio — il muro, la parete pubblica — non per marcare una divisione, ma per costruire un terreno condiviso.

“Influencer”: la domanda che il murale solleva

La parola ha subito attirato reazioni. Non tanto sulla stampa, che ha coperto il progetto in termini quasi esclusivamente positivi, quanto nei commenti ai post pubblicati dalle testate e dalle pagine locali. Lì è riemersa un’obiezione ricorrente: che cosa fece concretamente Heaney per l’Irlanda del Nord durante i Troubles?

È una domanda vecchia, che accompagna la ricezione politica di Heaney fin dagli anni Settanta. Il poeta scrisse molto sulla violenza nordirlandese — penso a Whatever You Say Say Nothing, del 1975, o alla raccolta North, dello stesso anno — ma rifiutò sempre il ruolo di portavoce politico o di poeta militante. Parlava di literary conscription, coscrizione letteraria, per descrivere la pressione a cui gli scrittori nordirlandesi erano sottoposti affinché trasformassero la propria opera in una presa di posizione diretta.

Questa scelta gli costò critiche dure. Il poeta Ciaran Carson accusò North di mitologizzare il conflitto contemporaneo, di trasformarlo in qualcosa di quasi rituale e inevitabile. Nel 1981, durante lo sciopero della fame nelle carceri nordirlandesi, Heaney non scrisse una poesia pubblica paragonabile a quelle di altri autori del tempo: un silenzio che alcuni, ancora oggi, leggono come cautela politica più che come discrezione artistica.

Sono critiche legittime, e il termine “Influencer” — generico, contemporaneo, quasi promozionale — rischia effettivamente di appiattirle, presentando Heaney come figura consensuale e priva di tensioni. È un rischio reale. Ma guardare il murale solo attraverso questa lente significa fermarsi alla superficie del progetto.

Il vero centro dell’opera: la poesia di un dodicenne

Il punto è che il murale di Creggan non chiede al pubblico di valutare la posizione politica di Heaney durante i Troubles. Chiede qualcosa di diverso: che cosa può fare la sua poesia oggi, in un quartiere che porta ancora i segni di quella storia.

E a questa domanda risponde, nel modo più semplice e diretto possibile, la poesia di Jude Shiels. Un ragazzo di dodici anni legge Heaney, ne assorbe il linguaggio e i temi, scrive un proprio testo, e lo vede entrare nello spazio pubblico di Derry, su un muro che fino a ieri parlava soltanto di conflitto.

Non è un’influenza misurabile in follower o in visibilità social. È un’influenza che passa dalla lettura, dalla scrittura, dalla possibilità — per un ragazzo di un quartiere come Creggan — di prendere parola. In questo senso, il titolo del murale smette di essere una provocazione o un’etichetta discutibile, e diventa una descrizione abbastanza precisa di quello che è effettivamente accaduto durante il progetto.

Il confronto con “Noli timere”

Vale la pena ricordare che Derry non è il primo luogo in cui Heaney compare su un muro. A Dublino, nel 2013, l’artista Maser realizzò “Noli timere” — non avere paura — riprendendo le ultime parole che il poeta inviò alla moglie Marie poco prima di morire. Quel murale non definisce Heaney. Non gli attribuisce un ruolo. Lascia che siano le sue parole, in un momento privato diventato pubblico, a parlare da sole.

Il murale di Creggan lavora diversamente. Non cita Heaney: lo etichetta, e poi lascia che un ragazzino gli risponda con versi propri. È un’operazione più rischiosa — perché la parola “Influencer” può davvero sembrare una semplificazione — ma anche più partecipativa. “Noli timere” fa parlare Heaney. Il murale di Derry, attraverso la poesia di Jude Shiels, fa parlare chi lo ha letto.

Una domanda aperta, non una risposta

Non credo che la domanda giusta sia se Heaney “meriti” il titolo di influencer, né se il progetto abbia trovato la parola perfetta per descriverlo. La domanda più interessante, quella che il murale pone davvero, è un’altra: la poesia può ancora influenzare chi cresce in luoghi come Creggan, segnati da una storia di conflitto che non è mai stata soltanto letteraria?

Il mural non risolve la questione. Ma il testo di un dodicenne, scritto accanto al volto di Seamus Heaney, è già una risposta parziale. E’ un inizio a quella che ogni giorno è per ogni irlandese che vive a queste latitudini, la costruzione di un piccolo mattoncino del processo di pace. E ci riguarda, perché insegna anche a noi che occorre farci influenzare da chi, come Heaney ha “scavato” con le parole.


Fonti: Hot Press, Derry Journal, Féile Derry, BBC.

Immagine tratta dai social media.

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